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"In questo blog racconterò la quotidianità di un nessuno qualunque, un numero... il suo lavoro, i suoi sogni e lo strano mondo intorno a lui"


Diario


14 gennaio 2010

Fiat, Marchionne sicuro: "Termini Imerese chiude Noi non siamo il governo"

I miliardi dello stato, dei contribuenti, se li sono presi per decenni però... quante risate si fa il 'marpionne'... aprono stabilimenti al sud per scroccare una marea di denaro pubblico e poi chiudono baracca e burattini ed investono all'estero con la chrystler, questi si che sono manager, 'maneggiano' alla grande.





9 gennaio 2010

Castelli lavora, lavora, lavora... mica come noi lavativi

Prendete un digestivo e guardatevi questo video, quando si dice avere la faccia di bronzo, guardate come stanno a cuore ai politici i nostri problemi...





9 gennaio 2010

Il giudice 'reintegra' un'operaia ma l'azienda la distacca in India

AVELLINO - Il giudice dispone l'assunzione a tempo indeterminato di un'operaia, dichiarando illegittime le proroghe dei contratti a termine, e l'azienda si adegua, accettandone il reintegro nel posto di lavoro, ma distacca la dipendente in India per un anno. A denunciare la vicenda il segretario dei metalmeccanici Uil di Avellino, Gaetano Altieri. L'azienda è la Catering Equiment Industry di Montemiletto (Avellino), del gruppo Desmon; produce ed esporta in tutto il mondo frigoriferi industriali. E l'operaia è Gaetanina Di Paolo, 49 anni, madre di quattro figli.

La Di Paolo "per poter proficuamente svolgere la prestazione inerente alle mansioni di assemblaggio frigoriferi che svolgeva all'epoca del licenziamento", si legge nella lettera inviata dall'azienda, dal prossimo primo febbraio dovrà trasferirsi a New Delhi, dove il gruppo ha una propria azienda, la Desmon Continental Frigo Private Limited, e rimanervi fino al 31 gennaio 2011. L'azienda ha anche invitato l'operaia a presentarsi alla direzione "per definire le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, munita di un passaporto in corso di validità".

"Una vergogna - denuncia Altieri - un atteggiamento discriminatorio nei confronti di un'operaia e di una madre. Gaetanina Di Paolo aveva avuto diversi contratti a termine, a partire dal 2004. A un certo punto ha rivendicato l'assunzione, e l'ha ottenuta: il giudice ha riconosciuto l'esistenza di un contratto indeterminato. E l'azienda questa gente non la vuole: trasferire in India una semplice operaia non ha alcun senso dal punto di vista produttivo e organizzativo, si tratta solo di una ritorsione. Quale tipo di esigenza organizzativa urgente può richiedere il distacco di un'operaia tanto a lungo e tanto lontano? Il distacco deve comunque essere concordato con il lavoratore e con i sindacati, altrimenti qualunque azienda che ha una sede lontana può distaccare un lavoratore per ritorsione". 



"La lettera della Catering Equiment Industry è avallata da Federica Vozzella, responsabile del gruppo industriale e vice-presidente dell'Unione industriali di Avellino", denuncia inoltre Altieri. Contattata daRepubblica.it Federica Vozzella non ha voluto esprimere alcuna posizione sulla vicenda: "Non ritengo questa notizia fondata né dal punto di vista giornalistico né territoriale - ha detto - non ha alcuna valenza, non intendo rispondere ad alcuna domanda di questo tipo. Quando avrò qualcosa da comunicare ai giornali lo farò di mia iniziativa".

Gaetanina Di Paolo non si è presentata ancora alla direzione aziendale e probabilmente a questo punto si aprirà un nuovo contenzioso legale: l'operaia infatti non è nelle condizioni di potersi trasferire in India, peraltro in un'altra azienda del gruppo Desmon e con gli stessi livelli retributivi maturati alla data del suo licenziamento.

"Le motivazioni del trasferimento - ribadisce in una nota il sindacato - sono del tutto pretestuose e intendono intralciare la reintegrazione disposta dal giudice (la dott.ssa Giuseppa D'Inverno del Tribunale di S. Angelo dei Lombardi (Avellino), ndr) piuttosto che soddisfare una urgente e improrogabile esigenza aziendale".


1 dicembre 2009

Thyssen, operaio muore intossicato

A TERNI

Operaio muore alla Thyssen per esalazioni

E' deceduto in seguito ad un incidente verificatosi nel centro movimento acidi

MILANO - Nuovo incidente sul lavoro in uno stabilimento della Thyssen. Un operaio di 31 anni, secondo quanto si apprende da fonti dei vigili del fuoco, è morto in seguito ad un incidente verificatosi nel centro movimento acidi dello stabilimento di Terni. L'operaio potrebbe, secondo le prime informazioni, essere morto in seguito alle esalazioni di vapori di acido cloridico. Nell'incidente sarebbero rimasti intossicati anche altri due operai ma le loro condizioni non sarebbero gravi. L' operaio era addetto ai «servizi ausiliari» della Tk-Ast. L' incidente è avvenuto all' interno dell' area «Pix due» verso mezzogiorno. Subito soccorso è stato trasportato in ospedale ma al suo arrivo i medici non hanno potuto che constatarne la morte.


01 dicembre 2009 - corriere.it


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10 novembre 2009

"Voglio andare a hiroshima in compagnia della suiiina!"

"Sarebbe la prima volta di un leader

Usa nelle città devastate dall'atomica.
E i sindaci aprono: «E' il benvenuto»
TOKYO
Barack Obama ha espresso il desiderio di visitare durante il suo mandato Hiroshima e Nagasaki, le due città giapponesi distrutte da bombe atomiche americane. Nessun presidente degli Stati Uniti in carica lo ha mai fatto prima. Durante un’intervista trasmessa dalla televisione pubblica Nhk, Obama ha dichiarato che non avrà «purtroppo la possibilità» di recarsi in queste due città durante la sua breve visita in Giappone, venerdì e sabato. 

«Il ricordo di Hiroshima e Nagasaki è ancorato nella memoria del mondo e sarei onorato di avere l’occasione di visitare queste città durante la mia presidenza», ha detto. L’esercito statunitense sganciò la prima bomba atomica della storia su Hiroshima (ovest) il 6 agosto 1945, quindi un secondo ordigno tre giorni dopo su Nagasaki (sudovest). Il Giappone ha annunciato la sua resa il 15 agosto. Complessivamente 140mila morti furono accertati a Hiroshima e 75mila a Nagasaki. 

Gli Stati Uniti non hanno mai presentato le loro scuse per le vittime innocenti e nessun presidente americano in carica si è recato in queste città. Jimmy Carter ha visitato Hiroshima ma dopo aver lasciato la Casa Bianca. Secondo un recente sondaggio, sei americani su dieci continuano a pensare che il loro Paese abbia avuto ragione a sganciare bombe atomiche sul Giappone. 

Durante un discorso ad aprile a Praga, Obama ha invocato un mondo denuclearizzato, suscitando un’ondata di speranza fra gli abitanti di Hiroshima e Nagasaki, che lo hanno invitato a visitare la loro città. Secondo gli organi di informazione, il presidente americano potrebbe effettuare questo viaggio a margine del vertice della cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) che si terrà alla fine dell’anno prossimo a Yokohama (sud di Tokyo).

Hiroshima e Nagasaki danno il benvenuto «dal più profondo del cuore» al proposito espresso da Barack Obama di visitare le due città vittime dell’olocausto nucleare durante il suo mandato. In una nota congiunta, i sindaci di Hiroshima, Tadatoshi Akiba, e di Nagasaki, Tomihisa Tagami, auspicano che «la storica visita possa avvenire il più presto possibile». 

«Diamo il benvenuto, dal più profondo del cuore, alle parole del presidente Obama. Hiroshima e Nagasaki - commentano i due primi cittadini - hanno finora sempre sperato che potesse fare la sua visita e vedere la realtà delle zone bombardate». L’auspicio è che il presidente americano «metta in campo la sua leadership per un mondo senza armi nucleari». Le due città nutrono «la speranza che la visita di Obama si possa realizzare il più presto possibile, perchè siamo certi che facendo questa visita storica potrà dare nuova luce allo spirito di riconciliazione delle persone sopravvissute, realizzando il grande passo per creare un futuro migliore»."

Tra trent'anni il futuro presidente degli stati uniti d'occidente  andrà a visitare l'Afghanistan

Un sopravvissuto al bombardamento di  Hiroshima [Non adatto a persone impressionabili: Link




4 settembre 2009

L'influenza ti ammazza ma non è mai colpa sua

""Fatali le complicazioni dell'infezione su un paziente già diabetico e oligofrenico

L'uomo non è mai stato all'estero ed era stato ricoverato in vari ospedali di Napoli

Muore il 51enne di Secondigliano
l'H1N1 ha aggravato il suo stato

L'ospedale Cotugno: decesso dovuto alla pregressa seria miocardiopatia dilatativa
complicata da insufficienza renale, setticemia da stafilococco aureo e broncopolmonite""

Repubblica.it

Senso del discorso: aveva l'infuenza A, è morto, però il decesso non è dovuto all'influenza A perchè se fosse stato in ottima salute probabilmente non sarebbe morto.
Un po' come dire: attacco della nato in afghanistan, morti 90 civili, però forse erano anche un po' talebani, fossero stati civili al 100% magari non morivano.

Logica schiacciante non c'è che dire... poi magari sfugge che il ragazzo di 24 anni vive attaccato ad una specie di polmone artificiale nonostante avesse un'ottima salute prima di beccarsi l'influenza A. Sfugge anche che l'avere una salute non proprio eccellente non è una colpa e che comunque se il 50enne non si prendeva l'influenza sarebbe stato un diabetico vivo come tanti altri.

Domanda: quante persone dalla salute non ottimale sono in italia? Che tipo di malattia può rendere mortale l'influenza A? Nessuno lo dice.

Il picco dell'influenza si prevede per dicembre, significa che molti moriranno o resteranno con i polmoni fregati prima di dicembre... il mondo si mobilita per fornire i vaccini prima del picco ovviamente, l'italia lo fornisce alla popolazione a gennaio, prima solo per forze dell'ordine e per il personale sanitario. 
A gennaio dicevamo, poi ci vorrà una ventina di giorni prima che l'organismo produca gli anticorpi, ergo, a primavera chi non ha avuto l'influenza e non sarà morto avrà la possibilità di non prenderla per il resto dell'anno.
Niente ritardi nella riapertura delle scuole, dovessero morire un centinaio di bambini chissenefrega, se il bimbo è gracilino e crepa mica è colpa dell'influenza A, colpa sua.
Nel mondo i morti per inflenza A sono parecchi, però erano sfigati, gli italiani mica sono a quel livello di sfiga, sono più avanti.

In che mani siamo...




17 luglio 2009

"Soldi e sesso per un posto di lavoro"

COMUNE DI ROMA

Soldi e sesso per un posto di lavoro:
arrestato dipendente del collocamento

L'uomo di 56 anni è stato arrestato con l'accusa di
estorsione aggravata. Preso in un blitz dalla polizia

Aveva promesso di aiutarla, come un amico, a ritrovare il lavoro ma ben presto il suo atteggiamento è cambiato e ha cominciato a chiedere alla donna soldi, regali e prestazioni sessuali. Un dipendente del Centro per l'impiego di Roma è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile con l'accusa di estorsione aggravata.

SESSO PER UN POSTO DI LAVORO ALLA ASL - L'uomo, un romano di 56 anni, sposato, aveva preso di mira una donna di 46 anni, separata e con un figlio, promettendole di seguire la pratica personalmente dopo che la donna aveva perso il lavoro. La vicenda comincia nel 2005 ma le cose cambiano l'anno dopo quando la donna ottiene, grazie all'uomo, un contratto presso una Asl. L'atteggiamento del dipendente pubblico muta drasticamente: inviti a cena, messaggi telefonici e infine una minaccia: «Mi devi 20 mila euro per non rischiare di perdere il lavoro». Una cifra che la donna, secondo il piano stabilito dall'arrestato, poteva «scalare» andando a letto con lui: ad ogni rapporto la cifra scendeva di 250 euro.

LA DENUNCIA - Dopo un paio di incontri la donna decide di denunciarlo. La vittima racconta agli agenti, inoltre, che l'uomo le aveva anche imposto un regalo: un orologio di 5 mila euro. L'arresto è scattato dopo un incontro organizzato dagli agenti in un ristorante in zona Casilina: il dipendente è stato bloccato mentre prendeva dei soldi dalla donna. Nella sua abitazione sono stati trovati nominativi e pratiche di altre donne, il che fa pensare agli inquirenti che l'uomo ne minacciasse altre.


17 luglio 2009


Fonte: www.corriere.it


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15 luglio 2009

Sono tornato... nulla è cambiato

Ultimamente scrivo sempre meno su questo blog, nemmeno lo apro per vedere il numero degli accessi...

Parlo di me: non mi sento bene, sto peggiorando caratterialmente e psicologicamente, sopporto sempre meno le paraculate, gli scaricabarile, i ragionamenti contorti delle camicie grigie (i preposti) per scaricare pesi e responsabilità sulle camicie blu (i sottoposti).
Odio il nazista che mi vuole tutto il giorno a testa bassa con gli utensili avviati in mano, guai se viene e non sente il ronzio dei motori ad aria compressa, tutto il giorno senza guardare lontano, senza fare un respiro a pieni polmoni, nessun apprezzamento, vietato sentirsi umani... sono solo una macchina.

Con i colleghi ormai sono alle armi corte, sembriamo dei cani affamati che si contendono un pezzo di carne marcio e pieno di vermi. Ogni mia azione mi rende peggiore, cattivo e sospettoso.
Sto sviluppando una sorta di autodifesa verbale, le frasi potenzialmente lesive alla mia reputazione professionale e personale le sento amplificate nella testa e mi inducono a ribattere con un'aggressività che mi consuma fisicamente.
Dopo ogni sfuriata mi sento a pezzi e passo notte insonni a chiedermi se il problema vero non sia io...

Azienda: in teoria siamo in cassa integrazione, in pratica ci chiamano quando gli pare, il giorno prima sul tardi ci fanno sapere se il giorno seguente dobbiamo andare a lavorare o meno, nessuna possibilità di organizzarsi per una qualsivoglia attività, siamo roba loro, ci parcheggiano quando vogliono e ci usano a comando.
E' estate, noi in fabbrica ce ne siamo accorti principalmente per il forno crematorio che è diventato il capannone in questi giorni, dalle dieci del mattino le temperature salgono gradualmente fino a toccare picchi insopportabili verso le due del pomeriggio, a livello fisico si percepisce come una tortura cinese, il caldo aumenta insieme alla stanchezza raddensando l'aria satura di olio nebulizzato.
Domani ad esempio mi tocca andare, in teoria sarei dovuto rimanere a casa ma gli gira così, timbro alle sei. La giornata si svilupperà come tutti i giorni, come una pena da scontare, è il mio penitenziario, la mia galera fatta di carcerieri, di delazioni, di teste di cazzo e del sottoscritto che per sopravvivere si adegua, come un vecchio film dove il protagonista entra in cella innocente ed esce criminale.
Chi mi costringe? Nessuno, anzi, con i soldi che guadagno evito solo di dormire alla stazione e di mangiare alla caritas, nient'altro, non posso comunque acquistare una casa o farmi una famiglia.
Dietro al capannone ci sono i fusti di solvente, quello che mi respiro tutto il giorno, mi fermo a pensare alla botta che farebbero se un fulmine li colpisse o se un topo dopo aver ingerito per sbaglio nitroglicerina vi si lanciasse contro... purtroppo ho saputo che qualche genio li ha fatti ignifughi, non prendono fuoco 'sti maledetti, ti intossicano ma non esplodono quei bastardi. Non ci sono speranze, peccato.



5 giugno 2009

I soliti idioti - il precario


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20 maggio 2009

Catena alimentare

"Lo schiavismo è quel sistema sociale ed economico che si avvale della schiavitù. La schiavitù è la condizione per cui un individuo rimane privo di tutti i diritti di persona libera e viene considerato come proprietà di un altro individuo. Storicamente il proprietario di uno schiavo aveva diritto di vita e di morte su di esso e sulla sua famiglia, e aveva diritto a sfruttarne il lavoro senza fornire nessun compenso; spesso il costo per il lavoro degli schiavi era limitato al necessario per la loro sopravvivenza."

Questa è la definizione di schiavismo data da wikipedia.

Un tempo gli schiavi venivano comprati, l'esborso di denaro da parte dell'acquirente non rendeva lo schiavo meno schiavo, lo schiavista però si sentiva pienamente giustificato e in diritto di pretendere il pieno controllo dell'individuo acquistato. L'ho comprato è mio posso decidere della sua esistenza.
Da notare come allo schiavo non spettasse nessun compenso se non il necessario al suo sostentamento.

Oggi, venti maggio 2009 ci sono persone che vengono usate a discrezione totale del 'padrone' percependo come compenso l'equivalente in denaro del sostentamento fornito agli schiavi di un tempo. Non più cibo e alloggio ma denaro per comprare cibo e procurarsi a fatica un alloggio.

Un tempo gli schiavi non scappavano dal loro padrone, dove potevano andare? Oggi gli schiavi moderni pregano di trovare un padrone, mandano lettere di referenze, pagano raccomandazioni, fanno di tutto per avere in cambio la possibilità di mangiare e avere un tetto sulla testa.

Tutto questo è considerato normale, bisogna ringraziare chi ci da un lavoro che ci permette di sopravvivere, il 'padrone' ci sta facendo un favore e ce lo fa capire ad ogni occasione. Ci da il pane, è come papà... non sono le nostre fatiche a garantirci di diritto un futuro ma è il 'padrone' che ci concede di mangiare, bere e vestire la tuta blu che portiamo.

Quando viene fuori questa realtà? Nelle piccole cose, quando tolgono la macchinetta del caffè perchè ritengono faccia perdere tempo, quando bacchettano chi si permette di alzare la testa dal banco di lavoro oppure chi osa parlare due minuti con l'operaio neopapà che racconta orgoglioso i capricci del pargolo.
Vieni pagato, sei di loro esclusiva proprietà e te lo ricordano continuamente... puoi andartene se non ti sta bene ma... dove vai?

Poi ci pensi, fai due conti ed i mille euro al mese non ti permettono di comprarti una casa, ti vanno via tutti per l'affitto, la benzina, i generi di prima necessità e così... lavori, dormi, mangi e basta. Come uno schiavo, no... sei uno schiavo. Peggio, sei uno schiavo ma pensi ti facciano un favore... e quando è così significa che sono riusciti a comprare il tuo corpo e la tua mente, che un tempo gli schiavi erano uomini in prigione ora invece gli schiavi sono oggetti e basta.

Colpa del 'padrone'? Non proprio.
Il nazismo ci ha fornito un modello sfacciato di quello che in seguito sarebbe diventato il modus operandi standard con una connotazione più soft e politically correct.
In pratica esiste un sistema con pochi privilegiati consapevoli e padroni assoluti, poi c'è il bestiame, la carne da macello, la bassa manovalanza. Tra questi ultimi avviene una sorta di guerra per la  sopravvivenza, una catena alimentare dove il grosso mangia il piccolo, il meno debole sfrutta il più debole e contribuisce al mantenimento del sistema a beneficio dei pochi.
I padroni, i capetti, i caporali preposti non sono meno schiavi dei sottoposti, nuotano nello stesso acquario del megapresidente di fantozziana memoria. La società com'è strutturata oggi non l'hanno creata gli imprenditori, le responsabilità vanno distribuite, anche gli schiavi hanno le loro colpe, perchè non si ribellano, perchè accettano la sbobba, perchè diventano sindacalisti e si mettono a pecora, perchè appena conquistano i gradi sulla spallina si sentono padroni del mondo e ammazzerebbero per non perdere i privilegi.




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1 aprile 2009

Il sindaco si becca un gavettone in testa da un disoccupato

"Piccolo "gavettone" al sindaco Marta Vincenzi, stamani, durante il suo intervento in largo Eros Lanfranco alla manifestazione di consumatori "Tariffe Day", da parte di un uomo, non nuovo ad imprese del genere.

Il contestatore, che lamenta la sua condizione di disoccupato, le ha versato sulla testa il contenuto di una bottiglietta di acqua minerale, urlandole: "Marta perchè non mi rispondi? Mi hanno fatto lavorare in nero, ho chiesto aiuto alle istituzioni, perchè nessuno mi risponde?".

L'uomo è stato poi allontanato. Il sindaco ha dichiarato di non volere sporgere denuncia: "Questi episodi mostrano a che livello sia arrivata la sofferenza oggi. Quel giovane si è già mostrato in provincia e regione per lo stesso motivo. Spiace davvero, ha bisogno di essere seguito e curato", ha detto il primo cittadino mentre si asciugava con dei fazzoletti.

[01-04-2009]
Fonte: Dagospia



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22 marzo 2009

E l'Inps già "anticipa" il decreto "C'è la crisi, controlli meno rigidi"

""ROMA - Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, lo chiama "radicale mutamento delle attività ispettive e di vigilanza". E l'Inps l'ha messo in pratica: in questa recessione i controlli degli ispettori non devono ulteriormente danneggiare le imprese.

Nero su bianco, nella circolare n° 27 del 25 febbraio 2009, firmata dal direttore generale dell'istituto, Domenico Crecco, dove c'è anche scritto che nel 2009 "dovrà essere privilegiata l'azione di vigilanza nei confronti delle realtà economiche gestite da minoranza etniche".

Di fronte a "un'emergenza mondiale" - scrive il dirigente dell'ente previdenziale - anche i controlli "se non opportunamente indirizzati, potrebbero aumentare il disagio e le difficoltà dei soggetti imprenditoriali".

L'indirizzo, dunque, è di "saper distinguere quelle situazioni di irregolarità dovute essenzialmente ad errori di carattere formale che non ledono i diritti dei lavoratori, o a non sufficiente conoscenza delle numerose opportunità offerte dalla normativa vigente, da quei comportamenti aziendali che sono messi in atto al solo scopo di trarre vantaggio economico, attraverso l'utilizzo del lavoro nero".

Se si tratta di un abbassamento della guardia lo si verificherà, certo è uno dei tanti tasselli che compongono il cambio di rotta culturale e politico impresso dal governo Berlusconi nella lotta al lavoro nero e per la sicurezza.

Perché Sacconi ha dichiarato guerra al formalismo e alla burocrazia; ha abolito i libri paga e matricola, e ora si prepara a portare al Consiglio dei ministri un decreto correttivo al Testo unico sulla sicurezza approvato dal governo Prodi. Un pacchetto di norme che attenua l'impianto sanzionatorio precedente.

Riduce i casi in cui è possibile l'arresto dell'imprenditore e lo pone in alternativa alla pena pecuniaria, poi diminuisce praticamente tutte le ammende ora in vigore. "C'è un generale affievolimento delle sanzioni", sostiene Paolo Carcassi, segretario confederale della Uil, sindacato "dialogante" secondo il noto schema di Sacconi. "L'unico miglioramento - aggiunge Carcassi - riguarda il fatto che, ai fini della sicurezza, i lavoratori atipici sono considerati al pari degli altri".

Al dicastero del Lavoro dicono che la nuova legge è ancora in una fase di elaborazione e che non sarà la prossima riunione del Consiglio dei ministri ad esaminarlo. Eppure sindacati e imprenditori sanno che il tempo del confronto è scaduto e che Sacconi ha già inviato ai vari ministri interessati il provvedimento.

L'idea di Sacconi era quello di pervenire a un "avviso comune" delle parti sociali da recepire nel provvedimento. L'opposizione della Cgil lo ha impedito e ha suggerito agli altri (Cisl e Uil in testa) di non ripetere su un tema così delicato come la sicurezza nel lavoro, la spaccatura già sperimentata sulla riforma dei contratti. Così tutti, tranne la Cgil, hanno detto sì al progetto di una marcata semplificazione normativa, ma senza giudizi di merito. Non proprio un'adesione.

Dice Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro: "Credo che sia giusto ripulire, semplificare ed eliminare alcune formule ridondanti, ma temo che il significato dell'intervento normativo sia tutt'altro: dare fiato all'opposizione che Confindustria ha condotto fin dall'inizio in particolare sulle sanzioni. C'era un equilibrio che ora rischia di rompersi a favore delle imprese". E secondo Damiano nel 2009 i controlli sono diminuiti. Ma non è detto che sia già colpa della circolare-Crecco. ""

REPUBBLICA.IT
(22 marzo 2009)


C'è la crisi, le aziende che prima venivano controllate solo per proforma ora sono legalmente e ufficialmente esentate dai controlli... in un paese civile dichiarazioni come quelle riportate sopra avrebbero fatto aprire un' inchiesta, questa è omissione volontaria e premeditata, si privilegia il profitto all'incolumità dei lavoratori.
Non è ancora chiaro il contenuto della legge ma le premesse fatte non sono rassicuranti, il principio espresso è 'non rompere le balle alle aziende in merito a sicurezza e lavoro nero', è un po' come dire 'non vi preoccupate che se prima facevamo poco ora potete anche incatenare i dipendenti e farli lavorare senza previdenza e contratti che tanto chiuderemo un occhio e pure l'altro'.

Mi convinco sempre più che questa crisi è stata voluta, completamente ideata a tavolino, è la chiave passepartout
per fare qualsiasi cosa impunemente.




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15 dicembre 2008

Vi presento il più grande artista concettuale del XXI secolo.


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29 novembre 2008

Morire nell'aula dei veleni

CATANIA - Lo chiamava "il laboratorio della morte". A Raffaella, la sua fidanzata, a suo padre Alfredo, lo aveva detto più volte: "Quel laboratorio sarà anche la mia tomba". Una stanza di 120 metri quadri, tre porte e tre finestre non apribili, due sole cappe di aspirazione antiche e inadeguate e tutte le sostanze killer, le sue "compagne" di studio e lavoro lasciate lì sui banconi, nei secchi, in due frigoriferi arrugginiti: acetato d'etile, cloroformio, acetonitrile, diclorometano, metanolo, benzene, con vapori e fumi nauseabondi e reflui smaltiti a mano.

Lì dentro il laboratorio di farmacia dell'Università di Catania nel quale sognava di costruire il suo futuro, Emanuele, "Lele" Patanè, negli ultimi due anni aveva visto morire e ammalarsi, uno dietro l'altro, colleghi ricercatori, studenti, professori amministrativi: Maria Concetta Sarvà, giovane ricercatrice, entrata in coma mentre era al lavoro e morta pochi giorni dopo; Agata Annino stroncata da un tumore all'encefalo; Giovanni Gennaro, tecnico di laboratorio, ucciso anche lui da un tumore. E poi quella giovane ricercatrice, al sesto mese di gravidanza, che aveva perso il bambino per mancata ossigenazione. E diagnosi di tumori a raffica: per uno studente, per una docente, per la direttrice della biblioteca, per un collaboratore amministrativo. Fino a quando, nel dicembre 2003, è toccato a lui. Ad Emanuele, 29 anni, un ragazzone forte e sportivo, laureato con 110 e lode, idoneo all'esercizio della professione farmaceutica, dottore di ricerca, stroncato in meno di un anno da un tumore al polmone.

Il suo diario, adesso, è finito agli atti dell'inchiesta che tre settimane fa ha portato al sequestro e all'immediata chiusura del laboratorio di farmacia dell'Università e alla notifica di avvisi di garanzia per disastro colposo ed inquinamento ambientale all'ex rettore dell'Università ed attuale deputato dell'Mpa Ferdinando Latteri e al preside della facoltà Angelo Vanella, ad altri sette tra docenti e responsabili del laboratorio di farmacia. Da anni, ha già accertato l'indagine, sostanze chimiche e residui tossici utilizzati giornalmente venivano smaltiti attraverso gli scarichi dei lavandini, senza alcuna tutela per chi in quel laboratorio studia e lavora. Adesso, dopo la denuncia dei familiari di Emanuele Patanè, alle ipotesi di reato si è aggiunta anche quella di omicidio colposo plurimo e lesioni. Per i cinque morti e i dodici ammalati che negli ultimi anni in quegli ambienti hanno vissuto. "Quello che descrivo è un caso dannoso e ignobile di smaltimento di rifiuti tossici e l'utilizzo di sostanze e reattivi chimici potenzialmente tossici e nocivi in un edificio non idoneo a tale scopo e sprovvisto dei minimi requisiti di sicurezza". Così Emanuele comincia le cinque pagine datate 27 ottobre 2003, tre mesi prima della sua morte. È stato l'avvocato Santi Terranova a consegnare in Procura il tragico diario ritrovato nel computer del giovane ricercatore. Nei giorni scorsi, dopo aver sentito del sequestro del laboratorio disposto dal procuratore di Catania Vincenzo D'Agata, l'anziano padre di Emanuele, Alfredo Patanè, 70 anni, si è ricordato di quelle pagine lette nel pc del figlio.

"Quel memoriale Lele lo voleva consegnare ad un avvocato per denunciare quello che accadeva lì dentro, che lì dentro si moriva - racconta - Ma l'avvocato a cui si era rivolto gli aveva detto che ci volevano dei testimoni perché contro i "baroni" dell'Università non l'avrebbe mai spuntata...". Adesso saranno i sostituti procuratori Carla Santocono e Lucio Setola a valutarne la valenza.

Emanuele evidentemente si rendeva conto delle condizioni di estremo pericolo in cui lavorava, ma la paura di perdere la sua opportunità di carriera deve averlo fatto continuare. E così particolarmente grande fu la sua amarezza quando il coordinatore del dottorato di ricerca, Giuseppe Ronsisvalle, ("nonché proprietario della facoltà di Farmacia", scrive) gli negò la borsa di studio, a lui, unico partecipante al concorso, solo perché ormai ammalato di tumore. Meglio conservare la borsa di studio per l'anno successivo per un altro studente. "Io non avevo nessuna raccomandazione - scrive Emanuele - mi chiedo come sia possibile che un concorso pubblico venga gestito in questo modo, senza nessuna trasparenza, legalità, senza nessun organo di controllo".

Lele racconta così i suoi due anni trascorsi in quel laboratorio, fino al luglio 2002, quando anche per lui arrivò la terribile diagnosi. "Durante il corso di dottorato, trascorrevo generalmente tra le otto e le nove ore al giorno in laboratorio per tutta l'intera settimana, escluso il sabato. Non c'era un sistema idoneo di aspirazione e filtrazione, c'erano odori e fumi tossici molto fastidiosi e spesso eravamo costretti ad aprire le porte in modo da fare ventilare l'ambiente". C'erano due cappe di aspirazione antiquate "quindi lavorare lì sotto era lo stesso che lavorare al di fuori di esse". "Dopo la diagnosi della mia malattia, cioè nel 2002, una di questa cappe è stata sostituita con una nuova. Le sostanze chimiche, i reattivi ed i solventi erano conservati sulle mensole, sui banconi, in un armadio sprovvisto di sistemazione di aspirazione e dentro due frigoriferi per uso domestico tutti arrugginiti. Dopo avere trascorso l'intera giornata in laboratorio avvertivo spesso mal di testa, astenia ed un sapore strano nel palato come se fossi intossicato".

Lele aveva annotato uno per uno tutti i suoi colleghi scomparsi e ammalati: "Sono tutti casi dovuti ad una situazione di grave e dannoso inquinamento del dipartimento e sicuramente non sono da imputare ad una fatale coincidenza. La mancata accortezza nello smaltimento dei rifiuti tossici e l'utilizzo di sostanze e reagenti chimici in assenza dei minimi requisiti di sicurezza ha nuociuto e potrà ancora nuocere se non verranno presi solerti provvedimenti". Ma nessuno, fino alla presentazione dell'esposto da parte dei familiari di Emanuele, si era accorto che quel laboratorio si era trasformato da anni in una fabbrica di morti.

FRANCESCO VIVIANO e ALESSANDRA ZINITI

(Fonte: Repubblica.it - 29 novembre 2008)


15 novembre 2008

C'è crisi dappertutto, dappertutto c'è crisi...

Già, già, già... tutti preoccupati... adesso se ne sono accorti... eppure ci sono ancora un mare di persone che prendono fior di stipendi facendo finta di lavorare... dove? Beh, un po' in piazza ad incitare gli studenti, un po' infrattati in tanti uffici comunali e statali, oppure in altri contesti a speculare sullo speculabile fosse la casa, la salute, la forza lavoro, magari stazionano nei tanti studi televisivi pagati da noi bestiame, noi che lavoriamo davvero e che la crisi la subiamo da anni.
La crisi è da un pezzo che la viviamo sulla nostra pelle, quando per cercare un lavoro ci siamo dovuti passare tutte le sòle esistenti immaginabili, dal kirby all'erbalife (camuffati da lavori seri) ai mandati di rappresentanza dove se ci rimettevi poco era già un miracolo. Quanti colloqui di lavoro surreali, quanti tentativi disperati, quanti fallimenti annunciati... e si ricominciava, di male in peggio in un circolo vizioso distruttivo e senza alternative...
Nessuno capiva, tutto facile per gli 'altri', quelli che avevano le spalle coperte da sempre e non si sforzavano nemmeno di comprendere come fosse la vita di chi era meno fortunato (o più onesto) di loro...
Ora la puzza di morto gli è arrivata vicina e cominciano ad aver paura. Poverini, che pena.
Continuano ad avere una o più case di proprietà, centinaia di migliaia di euro in banca, macchinoni e passatempi a volontà, vivono strabene come sempre, però... gira voce che potrebbero ritrovarsi una parte dello stipendo decurtato o, udite udite, persino lavorare di più...come???
Giù con le proteste... ma... c'è crisi dappertutto, la prepotenza non serve, le pretese non reggono se non si produce e non si vende, se i soldi non girano e le fabbriche chiudono puoi protestare quanto ti pare, tu sei abituato ad esigere ma quando c'è crisi non valgono niente i ricatti.
Abbiamo politici che guadagnano come sceicchi, hanno harem di pulzelle dalla fellatio facile, sono utili all'italia quanto la camorra e la mafia messe insieme, moderni imperatori viziosi in giacca e cravatta, ciarlatani, buffoni e ladri senza vergogna, pronti a pretendere le tasse da chi lavora davvero ma incapaci di portare avanti un progetto concreto.
La crisi è amica mia, l'accarezzo tutte le sere, è una belva nera con i denti a sciabola, mi conosce da tempo, viviamo assieme da anni, io l'ho addomesticata ma è cattiva con chi non la conosce, è pronta a sbranare chiunque le capiti a tiro, che bello, voglio il sangue, dai bella fammi vedere come li mangi!


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13 novembre 2008

Prestiti strozus



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9 novembre 2008

Berlusconi e le sue battute

Penso davvero che berlusconi volesse fare una battuta 'innocente' riferendosi a Barack Obama come ad un giovane bello ed 'abbronzato'. Chi ci ha visto riferimenti razziali secondo me sbaglia, non è questione di razza ma di ceto, quello di Berlusconi intendo.

Mettiamoci nei panni di un uomo come Berlusconi, sono decenni che viene servito e riverito, che ha posizioni di grande autorità prima nelle sue aziende poi nella politica, è abituato a vedere un mondo diverso da quello visto da molti di noi. Davanti a lui tutti si prostrano, ridono alle sue battute annuiscono estasiati alle sue performance siano esse canore, filosofiche, cabarettistiche... è normale. Divenendo un personaggio pubblico ha anche molti detrattori ma la sua condizione di privilegiato non cambia e si riflette nell'atteggiamento di chi si approccia direttamente con lui.
Questo causa un condizionamento del quale Berlusconi finisce con l'esserne vittima.

Facciamo un paragone con il sottoscritto che non conta nulla, se faccio una battuta idiota la gente mi guarda perplessa e fa finta di non sentire, anzi in genere la battuta nemmeno la ascoltano affatto lasciandomi totalmente nell'indifferenza generale. Questo perchè sono nessuno. Arriva il mio capo e fa una battuta idiota e tutti, compreso il sottoscritto, lo sommergeranno di tutta l'approvazione possibile sbellicandoci dalle risate, alla fine il mio capo penserà davvero di dire cose simpatiche.

Questo non vale solo per Berlusconi o per il mio capo ma per tante altre persone e situazioni.
Carla Bruni, ad esempio, oggi si dice felice di essere francese riferendosi al comportamento di Berlusconi, nello stesso tempo però si mette esattamente sullo stesso piano perchè quello che sostiene ha un valore proprio perchè detto da Carla Bruni moglie del presidente francese, fosse stata Carletta la barista non avrebbe avuto la minima considerazione.

Di che ci meravigliamo quindi? L'onestà intelletuale porterebbe a rimanere se stessi sempre e con tutti, dire quello che pensiamo anche davanti al papa, questo però non accade e ci rapportiamo nei confronti degli altri in maniera artificiosa a discapito persino del nostro interlocutore che da privilegiato diventa la principale vittima della finzione ipocrita altrui.

Dovrebbe essere eliminato ogni servilismo ma non è possibile perchè questa società è fondata sul classismo e non c'è realmente libertà di espressione e di opinione a meno che non te lo puoi permettere.

Per riassumere: chi ci vede nella gaffe del berlusca del razzismo o non ha capito un tubo oppure fa finta... dietro c'è solo il male comune di tanti privilegiati: una distorsione della realtà dovuta alla loro condizione sociale.

Potremmo parlare anche di Cossiga per rimanere in tema ma eviterei...


Ps... comunque Obama fa una finaccia e con lui buona parte del mondo... staremo a vedere.





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28 ottobre 2008

Lo specchio della società (scuola)

Floris alla tele parla con i politici in studio tra un servizio e l'altro, studenti protestano contro il decreto Gelmini, le insegnanti sono sul piede di guerra, le mamme pure... una rivoluzione, con tanto di sardo massone che auspica infiltrati e pestaggi a sangue contro i manifestanti.
Io invece mi chiedo: dove minchia erano i manifestanti (come entità astratta) quando c'era da manifestare contro la disoccupazione, il precariato, lo sfruttamento costante e mai cessato? Smuove più un cambio di orario o la prospettiva di un tempo pieno annullato che le notizie di suicidi e di morti sul lavoro.
L'oggetto della protesta è davvero la scuola? Oppure è quello che la scuola è diventata e cioè un 'asilo' per ragazzi troppo cresciuti, una discarica familiare dove buttare elementi che fanno perdere tempo, che tolgono ore al lavoro, che mangiano, che sporcano e rompono... meglio la scuola, magari fosse ventiquattr'ore al giorno e statale, così si può far carriera e lasciare i pasti alle mense, del resto chi cucina più...
Questo per i genitori..
Per i ragazzi la scuola è status symbol, è il titolo, la laurea, magari una futura occupazione come insegnante, lavoro statale e ben retribuito, soprattutto in confronto con i tanti impieghi truffa dove si deve pagare per lavorare. I voti, i primi della classe, il conformismo, i programmi preistorici, la scuola come 'saranno famosi' piace, va bene così e se la toccano tutti in piazza... però questa scuola ha creato tanti mostri che conosciamo, gente superficiale, ottusa, fuori dal mondo, senza principi e appunto incapace di protestare per avere qualcosa di meglio (e giusto) ma solo per evitare qualsiasi cambiamento.
Gli insegnati: c'è bisogno di commenti? Lavorare poche ore, prendere uno stipendio pieno e stare a casa tre mesi d'estate piace a tutti, eccheccazzo, logico, non importa però se i soldi per pagare i loro stipendi li forniscono per buona parte tanti operai che pagano le tasse e lavorano in genere cinquantaquattro ore a settimana con stipendi da fame.

Non mi importa delle novità introdotte dalla Gelmini, che non mi sembrano niente di eclatante, mi stupisco solo del casino che si sta creando in contrapposzione con il nulla assoluto riservato a problemi davvero seri. Tutti a pararsi il culo, tutti a conservare il proprio status, gli altri possono crepare.
Occidente opulente a discapito del terzo mondo ridotto alla fame, ecchissenefrega, questa è la reazione comune. Stessa cosa accade tra le varie classi sociali, togli una mollica ad una determinata classe privilegiata e scoppia la rivoluzione, stupri continuamente da decenni una categoria ritenuta di serie B e tutto tace.



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17 ottobre 2008

Sesso con minorenni in cambio del lavoro

Il gestore di un bar faceva lavorare in nero ragazzine minorenni poi le costringeva ad avere rapporti minacciando il licenziamento

Bergamo, arrestato pedofilo abusava delle giovani dipendenti

BERGAMO - Faceva lavorare nel suo bar ragazze dai 13 ai 18 anni pagandole in nero, poi le costringeva ad avere rapporti con lui minacciando di licenziarle: dopo due mesi di indagini è finito in carcere un uomo di 68 anni, gestore di un locale del Bergamasco. Gli uomini del comando provinciale di Bergamo, che lo hanno arrestato, lo hanno definito un "pedofilo seriale".

Secondo l'accusa l'uomo, incensurato, titolare di un bar in un paese dell'Isola Bergamasca, avrebbe abusato sessualmente di almeno sette ragazze tra i 13 e 18 anni, che "assumeva" in nero per lavorare al bancone del suo locale. L'indagine è partita ad agosto dopo il racconto di una ragazza - ai tempi tredicenne - che ha riferito ai militari di aver subito pesanti avances dall'uomo.

Gli inquirenti hanno rintracciato altre sei ex dipendenti del locale che negli ultimi dodici mesi sarebbero state costrette ad avere dei rapporti sessuali completi con il loro datore di lavoro. L'uomo, sfruttando il rapporto professionale, conduceva con una scusa le sue vittime nell'appartamento sovrastante il locale e abusava di loro, spesso imponendo alle ragazze il silenzio sotto la minaccia di far perdere loro il lavoro. Il barista, che vive da solo, cambiava commesse ogni due o tre mesi: pare che gli episodi ai danni delle ragazze proseguissero da almeno un anno.

Le vittime hanno raccontato ai militari le loro esperienze, spesso con dovizia di particolari. Il presunto pedofilo è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata e continuata. Ora è rinchiuso nel carcere di Bergamo, in attesa di essere interrogato dal gip.

(17 ottobre 2008) Repubblica.it


Vorrei commentare la notizia ma lasciamo perdere va che è meglio...



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10 ottobre 2008

Pensieri a caso

Penso...
...agli anni della scuola, alle medie, quando ognuno trova il proprio posto ed io accettai quello che mi diedero, mio malgrado. I professori che mi trattavano con commiserazione, i compagni che restavano tali e i pochi amici, emarginati come me, quattro ragazzi già bollati come dei falliti e rassegnati, consapevoli, arresi ai sorrisi sarcastici, ai giudizi sommari ed agli atteggiamenti di sufficienza.
Niente è cambiato, sono cresciuto con un marchio, avrei voluto togliermelo ma non è stato possibile, non ci sono riuscito. Già.. perchè dipende da me, alla fine sono io che corro senza gambe metaforicamente parlando... puoi provarci ma non ce la fai, ed io ci ho provato.

C'è chi deve sudarsi qualsiasi cosa, la più banale, la più scontata, c'è chi non ce la fa e si arrende. Quante piccole cose date per scontate da molti sono considerate un sogno dai pochi con il 'marchio'...
Una vita portata in un sacco, un sacco nero dell'immondizia, lo trascini e perdi i pezzi quando intorno a te gli altri hanno tutto in uno zainetto ergonomico e saltellano pimpanti...  tu arranchi ed alla fine ti accorgi di aver perso tutto per strada, una scia di immondizia lunga una vita.
Capite cosa voglio dire, riesco a trasmettere quello che provo? Potrei andare nello specifico ma finirei per risultare ridicolo, quando si parla di esistenza umana, però, di una vita che è una sola ed irripetibile, quando ti avvicini ai quarant'anni e guardando indietro trovi solo amarezza ed hai perso la capacità di sognare, beh, il ridicolo lascia il posto al tragico e non lo puoi raccontare.

Così penso...
...penso ancora ad un riscatto morale, penso al crollo dell'economia che sembra prospettarsi e a quelli che mi sventolavano sotto il naso i loro bei soldi, il loro posto fisso che io, secondo loro, non sapevo conquistare o mantenere, penso a tutti i vincenti che come ne 'La livella' del grande Totò hanno il loculo accanto al mio.

Mi muovo...
... a testa bassa, come sempre, non parlo molto, osservo, vedo me e gli altri fluire in una massa densa, ci muoviamo nello stesso ambiente, ci sfioriamo percorrendo gli stessi corridoi delineati da strisce di vernice gialla, sono sicuro che il mio marchio si veda, l'hanno sempre visto tutti, lo vedo anch'io. Non lo posso togliere, non posso cambiare nulla e cammino trascinando il mio sacco nero.



1 ottobre 2008

Ascanio Celestini - i principi dell'economia


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22 settembre 2008

Eternit: la fabbrica del cancro





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20 settembre 2008

Colloquio di lavoro demenziale

Mi trovo nella situazione di dover cambiare lavoro, anni di esposizione alle polveri ed ai solventi hanno aggravato le mie condizioni di salute non eccezionali, vado quindi all'ufficio per l'impiego per avere il nominativo di un'azienda che necessita di personale appartenente alle categorie protette, invalidi civili.
L'addetto dell'ufficio sembra un po' defilarsi, mi dice che lui non dovrebbe essere lì, che in genere fa altre cose, che non sa, che sarebbe meglio non lasciassi il mio lavoro attuale... gli dico che possibilmente vorrei evitare il trapianto, non che ora ne abbia bisogno ma essendo un soggetto a rischio preferirei non crepare.
Alla fine mi da la lista con gli indirizzi, tre pagine, domando se posso fotocopiarle, non è possibile si possono solo leggere. Ok, mi scrivo due indirizzi e tornato a casa contatto le aziende.
Una mi liquida subito, non hanno bisogno di nulla.
La seconda mi da un appuntamento per il giorno dopo, prendo un giorno di ferie e vado.
Cercavano un 'addetto alla segreteria', faccio una breve ricerca nella rete e scopro che si tratta di un'azienda di ceramiche attiva dal 2005.
Mi presento il giorno seguente dopo aver girato per un'ora nella zona industriale, l'azienda consisteva in un relitto, una baracca, un capannone dismesso e poi occupato dai ragazzi dello zoo di berlino, mi appare come una roba del genere insomma... la riconosco giusto per il nominativo stampato su una targa delle dimensioni di un foglio A4.
Suono ma tanto era tutto aperto, si presenta un operaio che mi dice di aspettare, poi una ragazza che mi dice la stessa cosa, poi una donna idem, poi ancora un tizio sui cinquanta che ho immaginato fosse il titolare mi fa accomodare nell'ufficio, una stanza, una scrivania rimediata, quattro sedie spisciate una diversa dall'altra che sembravano provenire fresche fresche da una discarica.
Aspetto un'ora, arriva l'amministratore delegato.
Un tizio over sessanta, accento partenopeo, entra e mi squadra, inizia a telefonare per i cazzi suoi.
Arriva il mio turno, mi presento, spiego brevemente come ho avuto il loro indirizzo e perchè sono costretto a lasciare il mio attuale lavoro. La sua risposta: "e mica siamo il fatebenefratelli! Pure io c'ho l'asma, mio nipote ha l'artrite, qui bisogna lavorare e di polvere ce n'è tanta, eh se ce n'è"
Provo a dire che la loro richiesta era di un addetto alla segreteria e che se sono lì è perchè hanno fatto tale richiesta... niente da fare, "ora non ne abbiamo bisogno, mi tengo il suo curriculum, non si sa mai".
Ringrazio e me ne vado.
In realtà la cosa migliore sarebbe stata proiettare energicamente una loro poltrona maculata di sperma o urina chi lo sa... sui denti del mio interlocutore in risposta al suo riferimento al 'fatebenefratelli' ma dopo tanti insulti e umiliazioni ho una suscettibilità sopita, non sento più niente.

Torno con la mente indietro nel tempo, ai tanti colloqui fatti nel corso degli anni, prima cioè di trovarmi il lavoro che faccio e che sono pochi a volerlo fare... quante situazioni allucinanti...
A volte fantastico, mi immagino come in pulp fiction che invece di andare via a testa bassa umiliato per l'ennesima volta avessi un sussulto di rabbia ed orgoglio, mi sembra di vedere le loro facce sprezzanti di chi nega la carità per sfregio ed io che sfilo dalla tasca una pistola mettendogliela in bocca... sono fantasie, non lo farei mai, non mi metto al loro livello... però chi si sente onnipotente ci pensi, la vita è peggio delle mie fantasie e non lascia scampo, quello che fai ti torna indietro.



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19 settembre 2008

Schiavismo a catena

Parlando oggi con la collega rumena vengo a scoprire tutto un mondo intorno che gira ogni giorno e che fermare non potrai... come dicevano i Matia Bazar... ed è proprio un bazar...
Mi dice che qualche settimana fa, in occasione delle ferie ha portato dalla romania una ragazzina che 'ospita' a casa sua facendogli fare la baby sitter, la domestica ecc per duecento euro al mese.
Niente di strano... si potrebbe parlare di lavoro nero, di contributi non versati, di stipendio ridicolo ma non mi voglio fermare sul caso singolo, piuttosto prendo spunto per fare una considerazione più ampia.
Torniamo indietro di qualche anno, i primi immigrati albanesi, io c'ero quando ad uno dei tanti condoni per ottenere il permesso di soggiorno file intere di imprenditori accompagnavano i loro 'protetti' agli uffici per regolarizzarli ed assicurarsi manodopera a basso costo nelle loro aziende. C'ero, accompagnavo una specie di amico albanese che mi chiese un passaggio e forse un sostegno emotivo.
Quel giorno dalla mattina presto tornammo a casa di pomeriggio, fui testimone di risse e disgraziati che minacciavano di darsi fuoco.
Il governo concesse agli imprenditori di 'comprarsi' un po' di schiavetti, si arricchirono in molti alle spalle di quella gente disperata.
L'offerta occupazionale in breve tempo cambiò drasticamente, la disoccupazione divenne allarmante, il precariato la norma.
Poi ci fu l'immigrazione di rumeni, russi, polacchi... lavori che un tempo venivano ben pagati perchè tutt'altro che ambiti in seguito divennero la scelta d'elezione di questa nuova manodopera di importazione. Badanti 24/24 pagate con vitto e alloggio, babysitter in età scolare che finiscono per lavorare praticamente gratis pur di venire in Italia, muratori e operai disposti a turni di 14 ore percependo una paga minima. Tutto viene stravolto, chi cerca lavoro si deve adattare e tutti diventano schiavi, alla faccia delle lotte operaie, del sessantotto, degli scioperi...
Arriviamo ad oggi, gli immigrati che hanno lavorato in Italia negli ultimi anni sono riusciti a mettere da parte qualche soldo, si possono permette qualche lusso... un televisore? una bella macchina? Si, ma non solo... anche qualche connazionale da impiegare come hanno fatto gli italiani con loro, e così c'è l'importazione di 'connazionali da soma'.
Una catena che non finirà mai, non si può più fermare, c'è l'europa unita, non servono più nemmeno i permessi, basta un passaggio e farsi accompagnare nella terra dei cachi.
E noi? dobbiamo ringraziare se troviamo un lavoro, ma è difficile... non importa se devi toccare merda, rischiare la vita, faticare come una bestia giorno e notte, si possono permettere comunque di scartarti, hanno tutta la scelta che vogliono ed al costo che scelgono.

Che furbi eh? Mica tanto... guardiamoci intorno:
Gli immigrati guadagnano poco, spendono un minimo per alimentarsi il resto lo mettono da parte per investirlo nel loro paese, in case soprattutto.
Gli italiani non comprano più un tubo, fanno economie anche per mangiare, ci sono pensionati che vivono d'aria e scarti della LIDL.
La disoccupazione aumenta, così come quelli che usufruiscono degli ammortizzatori sociali che vengono pagati dalle tasse e quindi anche dalle aziende che fanno economie sul personale che poi non spende e usufruisce degli ammortizzatori sociali che vengono pagati dalle tasse...
Vabbe' avete capito... le banche dichiarano fallimento, l'Alitalia tira le cuoia, lo stato ci mette una pezza, le tasse aumentano.
Ma che scemi... ma come fanno ad essere così scemi... maledetti scemi!!!




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16 settembre 2008

Il pianeta delle scimmie sceme

"Che stai facendo? Lavoro.
Che cosa cerchi? L'oro.
Hai uno scopo? Credo.
Dove ti trovi? In Italia".
Jovanotti

Che aspetto hai? Quanto sei alto? Sei bella, hai un bel culo, sei grosso, muscoloso... il mondo cambia intorno a te in base a come appari.
Troverai lavoro più facilmente se hai un aspetto fisico attraente, ti rispetteranno se avrai un fisico prestante. Difficilmente un/a 'bello/a' avrà problemi nella vita, perlomeno non gli stessi di uno 'normale' o meno bello.
E' una banalità ma se ci pensiamo la cosa è grave.
Un nasino alla francese può fare la differenza così come venti cm di spalle in più o un abbigliamento particolare.

"Ci vuole un fisico bestiale, per fare quello che ti pare"
L. Carboni

Per avere una vita normale devi essere speciale, altrimenti per una strana formula al contrario ti fanno sputare sangue, se sei in forma forse te la cavi con poco, se stai a pezzi devi 'sboccare' perchè non vali un cazzo e ti concedono di crepare.
Faccio un esempio banale: da ragazzo volevo fare il parà, entrare nell'esercito, ora probabilmente guadagnerei tremila euro al mese, facendo qualche missione ora avrei messo da parte due ville pagate cash.
Non mi presero, avevo problemi polmonari, a distanza di tempo mi ritrovo a fare un lavoro ben più faticoso, più pericoloso e totalmente incompatibile con i miei problemi di salute, guadagno una miseria e presto rimarrò disoccupato.
Ci vuole un fisico bestiale... se non ce l'hai peggio per te. Capite cosa voglio dire?
Sono cose che si sanno, ma... in quale mondo 'piccolo' viviamo? Ma quanto 'piccoli' siamo?
Guardo miss italia e mi viene da pensare a quanto è stupida la razza umana, come ci siamo ridotti a questi livelli di deficienza, come mai nessuno si oppone... siamo come cani e scimmie, annusiamo culi e giudichiamo chi ci sta intorno solo dall'apparenza e pensiamo pure di essere intelligenti... mah.

"Ci vuole un fisico bestiale
perché siam barche in mezzo al mare"






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22 agosto 2008

Nuove filiali Ikea...

Sono mesi che dalle mie parti non si fa altro che parlare dell'ipotetica apertura di in centro Ikea con relativo sbocco occupazionale.
Lo sanno tutti, del tipo: chiami l'amico che non senti da un po' e ti dice che aprirà un centro ikea, parli con un altro e ti dice che appena esce qualche informazione sicura fa domanda per entrare all'Ikea... tutti sanno di quest'apertura... tranne l'Ikea.
Sono giorni che i giornali locali sbandierano future assunzioni con cifre a tre zeri, promettono di rivelare elenchi dei profili professionali richiesti, vendono migliaia di copie contenenti il nulla a migliaia di disperati in cerca di lavoro.
Come siamo arrivati a questi livelli di disperazione... un'intera città che spera nell'apertura di un negozio, uno non cento...

Abbiamo un mare di fabbrichette, tutte con pochissimi dipendenti, in genere sono a livello famigliare dove la famiglia non fa niente ed il lavoro vero viene portato avanti da un paio di schiavi in tuta blu. Questo l'ho potuto verificare personalmente sia come operaio sia viaggiando come agente di commercio.

L'organigramma:

  • Un patriarca.
  • La figlia identica a paris hilton che gioca a fare la manager.
  • Il figlio che si dissimula tra i pochi operai con il maglioncino, i pantaloni bianchi ed il porsche parcheggiato fuori.
  • Un paio di segretarie amiche dei figli appena citati.
  • Due o tre disgraziati che lavorano per tutti sfamando i padroni e percependo una miseria.

Tutte le 'aziendarelle' (o quasi) che ho 'visitato' hanno questa impostazione o qualcosa di molto simile..
Ovvio che in queste condizioni l'occupazione crolla e quando arriva la solita succursale in migliaia rispondino entusiasti alle richieste di personale. Tutto ok? No, perchè un'azienda solamente non può colmare l'enorme richiesta di posti di lavoro, inoltre l'ampia disponibilità di persone in cerca di occupazione fa si che l'azienda possa permettersi di scegliere il meglio ed ecco che dietro le casse spuntano laureate ed uno non titolato probabilmente nemmeno lo prendono in considerazione.
Non parlo dell'ikea in particolare della quale non ho esperienza diretta, faccio una considerazione generale che ritengo abbastanza attinente alla realtà visto che una mia amica appena laureata in scienze dei beni culturali è riuscita a trovare lavoro a fatica come cassiera in un cinema multisala.
Vorrei trovare una conclusione appagante ed illuminante, non ce l'ho, il discorso non è concluso.




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18 agosto 2008

Mobbing, dal corriere della sera

Mobbing, quando il lavoro fa ammalare

La manager che fa fotocopie, la pediatra con la scrivania in corridoio, la redattrice licenziata per colpa del capo

MILANO – L'impiegata che al rientro dalla maternità trova la sua scrivania occupata da un'altra persona e viene relegata ad una mansione secondaria; il capoufficio che si ritrova senza più nessuno da dirigere e senza neppure un incarico preciso per se stesso; il giovane operaio emarginato e costretto a fare i turni peggiori per avere chiesto maggiori tutele sindacali; la cassiera del supermercato che per aver rifiutato le avances di un superiore si è ritrovata spedita dietro al banco del pesce, al freddo e in mezzo al persistente odore di trote e molluschi. Basta andare in un qualsiasi giorno allo sportello mobbing della Camera del lavoro di Milano, uno dei tanti aperti sul territorio nazionale per raccogliere denunce e segnalazioni ( In Italia un milione e mezzo di casi), per entrare a contatto con le storie di chi il mobbing l'ha subito e ne porta ancora le conseguenze. Non tutti vogliono raccontare i dettagli della loro storia, perché magari le vertenze con i datori di lavoro sono ancora in corso e non vogliono esporsi, neppure dietro garanzia di anonimato, prima di un pronunciamento del giudice del lavoro. Ma c'è anche qualcuno che vuole rompere il silenzio e ci fa assistere al colloquio con la rappresentante legale del servizio. Come ad esempio R. F,42 anni, che prima di ritrovarsi immersa nella trafila del riconoscimento del danno biologico era una manager informatica di successo.

La Camera del Lavoro di Milano (foto A. Craighero)

LA MANAGER - R. F continua ad essere un quadro e una dipendente della multinazionale informatica con sede a Milano insieme ad altri duemila dipendenti. Ma la sua vita è cambiata: «Dopo 9 anni di assunzione mi ritrovo a impugnare una vertenza per dequalificazione professionale e mobbing. Il raggiungimento degli obiettivi è stato uno dei miei punti di forza. Ma l'azienda mi ha colpito, spostandomi improvvisamente e senza motivo e ridimensionando il mio ruolo di quadro». «Non sono nelle condizioni di potermi licenziare – dice ancora la donna - e non ho assolutamente intenzione di accettare il riconoscimento di 25.000 mila euro che mi ha proposto l'azienda per un licenziamento concordato. Dal 2002 quando è iniziato il mio calvario ad oggi mi è successo di tutto. Ho sempre cercato di conciliare, accettando la progressiva dequalificazione. Sono finita a fare le fotocopie e a svolgere le mansioni di una stagista appena assunta. Negli ultimi cinque anni ho iniziato a prendere psicofarmaci per reggere l'urto e non perdere la calma. Ma adesso non ce la faccio più».

Un'intera valigia piena di incartamenti per documentare i soprusi subiti da una lavoratrice (foto A. Craighero)
LA PEDIATRA –
G.M.L., 49 anni è invece pediatra, un lavoro che ha amato fin dal primo giorno in cui ha indossato il camice bianco. Ed è una signora battagliera che nel giorno del suo ennesimo appuntamento allo sportello mobbing si presenta non con una borsa, ma addirittura con una valigia azzurra, tanta è la documentazione a sostegno delle sue rivendicazioni. Quando la apre spuntano cinque faldoni colorati pieni zeppi di prove. Sul tavolo del legale incaricato la aspetta una pratica di "richiesta ex art 410 D.Lgs 165/01 – Discriminazioni e vessazioni sul luogo di lavoro da parte dei preposti – risarcimento del danno biologico patrimoniale e morale" da inviare alla azienda ospedaliera presso cui operava. «Dopo che ho dato anima e corpo all'ospedale – racconta G.M.L. -, nel 2001 senza nessuna comunicazione preventiva sono stata rimossa dal mio reparto. Mi hanno emarginato da un giorno all'altro. Hanno iniziato con le riunioni di reparto alle quali mi hanno impedito di assistere, senza motivo. Poi, una mattina ho trovato la mia scrivania fuori dal reparto, nel corridoio. Il motivo? Giochi di potere e cambio del primario».

Lavoratori nella sala d'attesa dello sportello mobbing di Milano (foto A. Craighero)

LA REDATTRICE - Non è diversa l'avventura di F.G. una editor-redattrice di 31 anni che vive e lavora a Roma, assunta presso una casa editrice della provincia. Dopo circa tre anni la sua esperienza si è esaurita e ora ha avviato una vertenza per mobbing contro l'ex datore di lavoro. Ce la racconta con dovizia di dettagli. «Ero coautrice di un'opera originale – spiega F. G. - , nonché responsabile redazionale ed editor di una rivista. In 12 mesi, ho curato, l'editing delle sceneggiature per un totale di una ventina di puntate. Un lavoro mastodontico, di invenzione e coordinamento, che altre case editrici preparano in almeno tre anni e che invece noi abbiamo contratto in poco più di un anno, per una volontà della direzione di pubblicare in tempi record il prodotto. Ho lavorato a ritmi folli: straordinari quasi tutti i giorni, lavoro a casa, di notte e in molti fine settimana. Scrivevo di persona molti di questi pezzi, facevo editing degli articoli scritti dai collaboratori esterni, svolgevo l'intera ricerca iconografica».

L'INIZIO DELL'INFERNO – E' un fiume in piena F.G : «Il prodotto era bellissimo, riscuoteva notevole interesse tra gli addetti ai lavori, anche all'estero. Ma non vendeva bene. Una spinta pubblicitaria inesistente, "competitor" molto forti in un mercato editoriale selvaggio e incostante, uno studio di marketing troppo frettoloso e approssimativo». E al problema non si cercavano né le cause né le soluzioni. Improvvisamente la posizione di F.G, inizia a vacillare. «Il mio capo cercava a quel punto solo di "scagionarsi" dal fallimento attraverso capri espiatori: ed uno di quelli ero io insieme ad altri colleghi. Il suo atteggiamento nei miei confronti cambiò radicalmente. Un mobbing sottile fin dall''inizio, poi sempre più manifesto e sfibrante che ha preso per mano dopo un anno il mio licenziamento».

IL LICENZIAMENTO - «Hanno iniziato escludendomi dai nuovi sviluppi legati al mio progetto. Un giorno ero la creativa che doveva avere una visione progettuale e delegare agli altri redattori, un altro ero la correttrice di bozze che non doveva farsi sfuggire una virgola. Dopo una serie di vessazioni, aggressioni verbali davanti ad altri colleghi, si disprezzava il mio lavoro, addirittura dichiarandolo "un senso di vergogna". Poi si è passati al demansionamento: con l' affidamento di miei progetti originali ad altri colleghi e la riduzione drastica delle mie mansioni. Mi sentivo inutile come risorsa». C.F è stata licenziata. Una come tante. « A nulla è valsa la mia mansuetudine nell'accettare incarichi più semplici, né i ripetuti e sinceri tentativi di confronto aperto con i capi».Ora, come altri sconosciuti invisibili, nascondendo il suo anonimato per proteggersi, cercherà un altro posto di lavoro. Senza sapere bene il perché.

Ambra Craighero
23 gennaio 2008


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permalink | inviato da 21grammi il 18/8/2008 alle 2:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 agosto 2008

Il grande dittatore



"
La vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca fra le cose più abbiette, abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l'avidità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto.".


8 agosto 2008

Carriera impossibile

Se visitate una qualsiasi azienda vi troverete persone che occupano posti privilegiati ed altri, magari più anziani, che da decenni non si sono mossi di un passo, rimangono eternamente operai generici, impiegatucoli factotum e robe del genere. Forse non hanno capacità spiccate, non sono intellettualmente adeguati e competenti.
Molto spesso invece la realtà è più complessa.
Porto come al solito il mio caso in modo da parlare di cose concrete.
Io non sono particolarmente ambizioso, imparo abbastanza velocemente, svolgo un lavoro ripetitivo, sviluppare le relative competenze non è difficile anzi doveroso, indispensabile.
Con me hanno lavorato altre persone, tutti però alla fine abbiamo avuto un destino diverso e le qualità personali hanno avuto un ruolo assolutamente marginale se non ininfluente.
Un gruppo di 8 individui assunti per svolgere tre mansioni diverse divisi quindi in tre gruppi, in pratica tre reparti.
A distanza di pochi mesi abbiamo conseguito le capacità necessarie per mandare avanti la produzione in maniera efficiente e con la massima qualità ottenibile.
Tutto bene, tutti sullo stesso livello, caporeparto a parte, tutti bravi nella propria mansione.
Passa il tempo, la direzione decide di ridurre il personale ed il numero dei reparti, alcuni del nostro gruppo vengono trasferiti e devono ripartire da zero, un solo reparto rimane e non è il mio.
Veniamo spostati, ci adeguiamo, impariamo il nuovo lavoro ma siamo svantaggiati rispetto ai nostri due colleghi che dalla loro assunzione hanno svolto quell'attività quotidianamente. Viene naturale che quelli che erano nostri pari diventano nostri capi, dobbiamo chiedere tutto a loro perchè non sappiamo come muoverci in quel reparto. Passa ancora il tempo e rimango solo io, oltre naturalmente quelli che sono diventati di conseguenza i miei capi. Non posso oppormi perchè effettivamente ne so meno di loro, la mia professionalità non serve più, il mio reparto è stato chiuso, non conto un caxxo.
Ancora mesi ed anni, la natura vorrebbe che in quel reparto venissero assunti altri operai, come una sorta di 'ciclo della vita' operaia, dove i vecchi insegnano ai più giovani e passano di livello, in realtà già si profila pure la chiusura di questo reparto per iniziare una nuova 'entusiasmante avventura' e così parto da zero un'altra volta.
Sono ambizioso? No, mi intertesserebbe solo guadagnare il giusto ma non sembra possibile e non posso nemmeno protestare perchè resto perennemente 'incompetente' ed 'inadeguato' visto che il lavoro cambia continuamente. Vorrei lavorare senza essere comandato da gente che ne sa un decimo rispetto a me ma devo soccombere perchè quel decimo è quello che serve ed io per loro non so niente di utile.
Ovviamente questi 'piccoli' inconvenienti si possono evitare, o meglio vengono fatti evitare ai cosiddetti ponzati, quelli che sono 'amici di', loro non vengono messi in reparti moribondi, vengono collocati nei posti giusti e la loro carriera è ben studiata dal primo giorno.
Non basta quindi essere svegli, competenti, diligenti, tu puoi muoverti come ti pare, puoi fare quello che vuoi, c'è chi ha il potere di cambiare la realtà intorno a te e quindi non conta più nulla quello che sei o fai, decidono loro sempre.


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permalink | inviato da 21grammi il 8/8/2008 alle 17:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


6 agosto 2008

La storia delle cose





permalink | inviato da 21grammi il 6/8/2008 alle 21:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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